Mentalidad
Bioetica: il ruolo insostituibile del fattore umano di fronte alla tecnologia
Paloma Firgaira
2026-01-08
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Esperti in etica ospedaliera, José María Galán e Alejandro Florit, evidenziano la bioetica come pilastro essenziale per migliorare il processo decisionale nella medicina e nella ricerca scientifica. Sebbene la sua presenza sia costante nel settore sanitario, la bioetica rimane un concetto vago per molti professionisti, che spesso ignorano il suo raggio d'azione e la sua reale utilità. Per affrontare questa carenza, la Fondazione Ospedaliera e San Giovanni di Dio Spagna hanno firmato un accordo di collaborazione che rafforza l'impegno di entrambe le entità nella promozione della bioetica.
Il Congresso di Bioetica Ethicare’25, tenutosi a Barcellona, è una delle prime iniziative congiunte nate da questo accordo. Sotto il motto “L'importante sono le persone”, l'evento riflette l'approccio umanista condiviso da entrambe le istituzioni. José María Galán, direttore di Etica di San Giovanni di Dio Spagna, sottolinea l'importanza di dare priorità alle persone, specialmente a quelle più vulnerabili, sopra qualsiasi altro interesse. Questo principio si estende sia ai pazienti che ai professionisti, volontari e collaboratori.
Alejandro Florit, direttore di Identità Ospedaliera della Fondazione Ospedaliera, osserva che, sebbene molte organizzazioni proclamino di mettere la persona al centro, nel loro caso è una realtà tangibile e il fulcro della loro attività quotidiana. La bioetica, sebbene possa sembrare teorica, si traduce in decisioni concrete: dall'autonomia del paziente nella scelta dei trattamenti fino all'accompagnamento alla fine della vita, sempre rispettando la dignità umana, specialmente nei gruppi vulnerabili.
Entrambi gli esperti concordano sul fatto che la legislazione cerca di proteggere i pazienti, anche se nella pratica non sempre ci riesce. Galán evidenzia che la collaborazione tra le due istituzioni può rafforzare la difesa dei diritti umani in contesti sanitari e sociali. Florit, da parte sua, riflette sulla contraddizione sociale di difendere i diritti solo quando non influenzano il nostro ambiente immediato.
L'emergere dell'intelligenza artificiale (IA) e i progressi tecnologici pongono nuove sfide etiche. Galán avverte che l'IA sta trasformando il rapporto medico-paziente e solleva dilemmi sulla protezione dei dati e sulla presa di decisioni cliniche. Florit aggiunge che la bioetica deve trovare un equilibrio tra il progresso scientifico e la necessità di stabilire limiti, evitando la disumanizzazione. Entrambi concordano sul fatto che, sebbene l'IA possa essere uno strumento prezioso, non deve sostituire la relazione umana né la responsabilità professionale.
Il dibattito si amplia all'impatto della tecnologia sulle relazioni personali, specialmente tra i giovani, che, nonostante siano iperconnessi, sperimentano alti livelli di solitudine. Florit si rammarica che la digitalizzazione non sempre si traduca in legami autentici, come riflettono i preoccupanti dati sulla salute mentale e i suicidi.
Infine, gli esperti si chiedono se un giorno potremo fidarci di una macchina come facciamo con una persona. Anche se oggi sembra improbabile, riconoscono che il ritmo dei progressi tecnologici potrebbe sorprenderci. La conversazione rimane aperta, invitando alla riflessione sul ruolo della bioetica in un mondo sempre più digitalizzato.