Impatto delle tecnologie sulla politica: il maggiore arretramento dei diritti digitali in Europa
    Negocios y Empresas

    Impatto delle tecnologie sulla politica: il maggiore arretramento dei diritti digitali in Europa

    Paloma Firgaira
    2026-02-13
    5 min read
    La spesa delle grandi aziende tecnologiche in attività di lobbying presso il Parlamento Europeo ha raggiunto cifre record, secondo un recente rapporto di Corporate Europe Observatory e LobbyControl basato sul Registro di Trasparenza dell'UE. In soli due anni, l'investimento del settore digitale in lobbying è passato da 113 milioni di euro nel 2023 a 151 milioni attuali, con un aumento del 33,6% e un 56% in più rispetto al 2021. Le aziende che investono di più in queste attività sono Meta, Microsoft, Apple e Amazon, che insieme superano i 31 milioni di euro. L'obiettivo principale di questo lobbying, secondo gli autori dello studio, è quello di ammorbidire la regolamentazione digitale europea. Dall'entrata in vigore del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati nel 2016, l'UE ha implementato normative come la Legge sui Servizi Digitali (DSA) e la Legge sui Mercati Digitali (DMA), che mirano a proteggere i consumatori e a regolare il potere delle grandi piattaforme. Queste leggi influenzano direttamente i modelli di business delle Big Tech, in particolare per quanto riguarda i ricavi, il controllo dei dati e i vantaggi competitivi. Uno studio di Reuters segnala che il 10% dei ricavi di Meta proviene da annunci fraudolenti e prodotti vietati, con 15.000 milioni di annunci ingannevoli al giorno. La DSA obbliga le piattaforme a rimuovere questi contenuti, quindi la pressione per allentare queste normative è intensa. Le grandi aziende tecnologiche tengono quasi due riunioni al giorno con i membri del Parlamento europeo, secondo il Registro di Trasparenza. Questa influenza ha già dato risultati: l'UE ha concesso 16 mesi aggiuntivi alle aziende per adattare la loro IA ad alto rischio alla normativa. Solo dieci aziende, tra cui Telefónica, concentrano un terzo della spesa totale in lobbying tecnologico in Europa. Meta guida la classifica con 10 milioni di euro all'anno. Il fenomeno noto come "omnibus digitale" ha posticipato l'applicazione di requisiti di trasparenza e sanzioni, il che potrebbe indebolire l'ambizione etica del Regolamento europeo sull'IA previsto per agosto 2024. Questa tendenza coincide con un allentamento delle esigenze ambientali nell'UE, con l'argomento di ridurre il carico normativo e evitare duplicazioni. Il lobbying è regolato nell'UE e si considera legittimo per proteggere l'interesse generale. Tuttavia, il problema sorge quando le aziende riescono a ottenere cambiamenti normativi che avvantaggiano interessi particolari. Il numero di lobbyisti nel settore digitale è cresciuto da 699 nel 2023 a 890 attuali, superando persino il numero di eurodeputati. Bram Vranken, coautore dello studio, avverte che la pressione dell'industria tecnologica sta influenzando tutti i livelli decisionali dell'UE, portando a proposte per indebolire la legislazione digitale e consentire un uso più ampio dei dati personali nei sistemi di IA e nelle decisioni automatizzate. Questo rappresenta, secondo Vranken, il maggiore arretramento nei diritti digitali in Europa, spinto dal lobbying tecnologico e sostenuto da figure come Donald Trump. Il settore percepisce che a Bruxelles si giocano miliardi in multe, quote di mercato e accesso ai dati. Pablo Arce, professore di Politica Economica all'UCM, sottolinea che la capacità delle aziende tecnologiche di influenzare quotidianamente la redazione e l'interpretazione delle leggi è ineguagliabile, e che cercano meno obblighi e maggiore flessibilità normativa. L'influenza si esercita attraverso tecnicismi nei testi legali e mediante il finanziamento di think tank, studi economici e consulenti di lobbying, con una spesa superiore a 9 milioni di euro in quest'ultimo settore. Inoltre, la narrativa pubblica promossa da queste aziende sostiene che la regolamentazione frena l'innovazione, condizionando così il dibattito politico. Tra gli eurodeputati che hanno avuto più riunioni con i lobbyisti delle Big Tech spiccano membri del Partito Popolare Europeo, come Jörgen Warborn, Aura Salla e Pablo Arias Echeverría. Salla, ex-lobbyista di Meta, è stata criticata per riprodurre gli argomenti dell'industria. Amazon, da parte sua, ha perso le sue credenziali di lobbying a febbraio 2024 dopo essersi rifiutata di comparire davanti al Parlamento per le condizioni di lavoro nei suoi magazzini. La regolamentazione dell'intelligenza artificiale è attualmente uno dei temi più pressati, con l'IA presente nel 40% delle riunioni tra il settore digitale e i politici europei. Le grandi aziende tecnologiche cercano la minore regolamentazione possibile per massimizzare i loro profitti, poiché l'IA influisce su settori chiave come difesa, energia, istruzione e controllo delle infrastrutture. Tuttavia, il Parlamento Europeo può fermare le proposte più favorevoli alle aziende tecnologiche, anche se per farlo è necessaria una maggioranza di centrodestra e ultradestra, poiché altri gruppi si oppongono all'"omnibus digitale". Vranken sottolinea l'importanza di applicare la normativa esistente e di mobilitare la società per contrastare l'influenza del lobbying.
    Paloma Firgaira

    Paloma Firgaira

    CEO

    Con más de 20 años de experiencia, Paloma es una ejecutiva flexible y ágil que sobresale implementando estrategias adaptadas a cada situación. Su MBA en Administración de Empresas y experiencia como Experta en IA y Automatización fortalecen su liderazgo y pensamiento estratégico. Su eficiencia en la planificación de tareas y rápida adaptación al cambio contribuyen positivamente a su trabajo. Con sólidas habilidades de liderazgo e interpersonales, tiene un historial comprobado en gestión financiera, planificación estratégica y desarrollo de equipos.