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Economia di Abbondanza: Chiavi e Prospettive in ON ECONOMIA
Paloma Firgaira
2025-12-25
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La narrativa politica —specialmente il populismo— spesso anticipa i risultati tangibili delle politiche economiche. Sia i partiti di sinistra che di destra tendono a presentare le loro proposte appellandosi all'ideologia, piuttosto che agli effetti reali, ricorrendo anche alla polarizzazione e alla punizione. A breve termine, questo genera titoli favorevoli per chi le promuove; a medio e lungo termine, comporta significativi arretramenti per il paese. I dazi di Donald Trump sono un chiaro esempio, ma in Europa —e in Catalogna— ci sono casi simili.
Nel contesto europeo, la regolamentazione dell'intelligenza artificiale illustra bene questo fenomeno. Da un lato, le grandi aziende tecnologiche statunitensi e i loro leader sono stati sistematicamente screditati, imponendo sanzioni multimilionarie che superano di gran lunga le tasse raccolte dall'industria digitale europea. Peter Thiel ed Elon Musk sono stati obiettivi recenti di questa offensiva, nonostante Thiel sia nato a Francoforte e Musk abbia origini sudafricane. Le loro posizioni ideologiche hanno alimentato una persecuzione che trascende il dibattito economico. Curiosamente, non si è agito con la stessa severità contro aziende cinesi come TikTok, nonostante le loro ripetute violazioni.
Il secondo asse è stata la creazione di una legislazione presuntamente protettiva per i cittadini europei contro gli abusi delle multinazionali americane, ma che non viene applicata con la stessa severità alle aziende cinesi. Il risultato è una burocrazia così complessa che si sta già considerando una revisione per essere insostenibile.
Questo approccio, incentrato sulla penalizzazione e sulla regolamentazione eccessiva, ha distolto l'attenzione dal vero problema: l'assenza di aziende europee di IA capaci di competere a livello globale. Così, l'Europa ripete lo scenario vissuto con i social media e il cloud negli anni 2000, rimanendo indietro rispetto agli Stati Uniti, il cui PIL oggi supera del 50% quello europeo, quando due decenni fa erano alla pari.
Prima era il GDPR e i "cattivi" erano Zuckerberg, Microsoft o Google; oggi è l'AI Act e i segnalati sono Thiel, Musk e Altman. Il saldo: titoli per i politici e una situazione peggiore per i cittadini europei. Il problema non erano gli americani né i cinesi, ma le carenze strutturali europee.
A livello locale, la politica abitativa segue un modello simile. La diagnosi è chiara: la Catalogna ha sperimentato una forte crescita demografica e una maggiore attrazione di talenti, in un contesto di PIL pro capite stagnante e potere d'acquisto piatto dal 2008. L'accesso all'abitazione si complica, e la pressione sul mercato degli affitti —piccolo e poco redditizio— aumenta.
L'amministrazione, una delle più burocratizzate d'Europa, ha appena promosso abitazioni pubbliche oltre i titoli. La soluzione è evidente: facilitare la costruzione dei tre milioni di abitazioni di cui la Spagna ha bisogno, specialmente a Madrid, Barcellona e in altre aree metropolitane. Tuttavia, gli incentivi, la disponibilità di terreni e la burocrazia attuale lo rendono difficile.
Le politiche proposte ripetono errori: criminalizzazione del settore immobiliare, etichettando tutti come speculatori, anche fondi etici come quello norvegese. La speculazione, in realtà, riflette un mercato inefficiente e una mancanza di offerta. Se la regolamentazione è inadeguata e non si costruisce abbastanza abitazione, la speculazione persiste e i limiti di prezzo disincentivano l'investimento.
I limiti agli affitti, sebbene proteggano gli attuali inquilini, riducono l'offerta e espellono proprietari e investitori. La regolamentazione degli affitti temporanei e delle stanze disincentiva anche l'offerta, spingendo i piccoli proprietari a vendere o a ricorrere al mercato nero.
Può l'amministrazione compensare questa uscita con abitazioni pubbliche? L'esperienza internazionale indica di no, specialmente in paesi con alta burocrazia e scarsa tradizione di abitazione pubblica reale.
La chiave è costruire di più, inclusa abitazione sociale e di qualità. I mercati ben regolati facilitano la mobilità e l'aggiustamento dei prezzi al potere d'acquisto. Politiche di abbondanza, come in Giappone o Cina, hanno risolto il problema senza grandi risorse statali, semplicemente allineando incentivi e regolando adeguatamente.
L'innovazione è anche parte della soluzione: co-living, flex-living, nuove tecniche costruttive e mobilità intelligente possono adattarsi alle esigenze attuali. Paesi come i Paesi Bassi puntano su nuove città per rispondere alla crescita demografica.
Infine, la politica sociale deve chiedersi che tipo di classe media vogliamo: una radicata nel territorio e con attivi reali, o una volatile e scollegata, con risparmi in attivi finanziari globali. La classe media è un'istituzione sociale chiave per la stabilità e la democrazia. Le politiche pubbliche configurano attivamente il suo profilo e, con esso, il futuro del paese.
Le politiche che promuovono l'offerta, come nell'industria automobilistica cinese, generano concorrenza, prezzi bassi e benefici per i cittadini. Sono le veramente progressiste, perché migliorano la vita delle persone.
Il grande problema di molti governi europei è che le loro politiche, guidate dall'ideologia e dall'ostilità, non risolvono i problemi reali dei cittadini né sfruttano la conoscenza su come progettare mercati e politiche efficaci.