Inteligencia Artificial (IA)
Javier Sáez, esperto in IA, avverte: l'automazione minaccia i lavori d'ufficio davanti al computer.
Paloma Firgaira
2026-02-14
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Il direttore dell'IA di 'Learning Heroes' avverte: il lavoro d'ufficio subirà una trasformazione radicale e le aziende inizieranno ad adeguare i loro organici nei prossimi due anni.
L'intelligenza artificiale ha smesso di essere un ambito riservato a esperti e eventi specializzati. Oggi, strumenti come ChatGPT o Grok permettono di creare video, progettare siti web o redigere rapporti semplicemente scrivendo una frase. Non è più necessario sapere programmare né comprendere i dettagli tecnici; chiunque, anche un bambino, può utilizzarli. Questa accessibilità, sebbene vantaggiosa, genera anche preoccupazione, poiché la facilità d'uso implica che molte attività prima considerate complesse possano ora essere automatizzate.
Mentre milioni di utenti adottano l'IA per semplificare compiti di routine, le aziende iniziano a vederla come un'alternativa strutturale. “Se il tuo lavoro si svolge davanti a un computer, dovresti stare attento: il lavoro d'ufficio è già suscettibile di automazione”, avverte Javier Sáez, esperto internazionale di IA, nel podcast Tengo un plan. Secondo Sáez, la vera rivoluzione non risiede nel fatto che un'IA scriva una mail meglio, ma nel fatto che è già in grado di gestire processi completi che prima richiedevano interi team. La questione non è se l'IA trasformerà il lavoro, ma quando sarà evidente per tutti.
Sáez cita un rapporto di Microsoft per dimensionare il fenomeno: “Tra sei e sette dipendenti su dieci usano Microsoft Office per creare presentazioni, fogli di calcolo, email o partecipare a riunioni virtuali per la maggior parte del tempo”. Questi compiti di coordinamento e documentazione, che hanno sostenuto il lavoro d'ufficio per decenni, “possono già essere automatizzati in gran parte”. Non si tratta di teorie, insiste, ma di capacità reali e attuali.
Per l'esperto, ciò che ci attende non è una semplice riedizione della rivoluzione industriale, ma un cambiamento ancora più imprevedibile: “Stiamo sottovalutando la sua portata”, afferma. Se la rivoluzione industriale ha moltiplicato la produzione fisica, ora si moltiplica la capacità di pensare, il che avrà un impatto sia sui lavori d'ufficio che, tra pochi anni, sui lavori fisici man mano che la robotica avanza.
Quando gli viene chiesto di date, Sáez indica il 2027 come l'anno in cui il cambiamento sarà palpabile per la maggior parte. “Tra il 2027 e il 2028 vedremo come le aziende si svegliano e adottano l'IA in modo massiccio”, assicura. Ci saranno aziende che aumenteranno il loro personale “artificialmente”, combinando dipendenti umani con agenti di IA, e altre che ridurranno i team constatando che la tecnologia è più efficiente in certe funzioni.
Sáez ricorda che ci sono già stati licenziamenti in grandi aziende tecnologiche, dove l'influenza dell'IA è stata riconosciuta apertamente. Questa tendenza, sostiene, si accelererà man mano che l'IA diventerà più accessibile, efficiente e facile da implementare.
L'avvertimento è chiaro: “Non ci sarà spazio per chi non utilizza l'IA”, afferma. Imparare a lavorare con l'intelligenza artificiale sarà imprescindibile, così come oggi è impensabile muoversi nell'ambiente digitale senza sapere usare un computer. “Imparerai l'IA, l'unico dubbio è se lo farai per iniziativa personale o per necessità”, spiega.
Un aspetto rilevante della sua analisi è il profilo professionale che può trarre maggior beneficio da questa trasformazione. Contrariamente a quanto si pensa, non sono necessariamente i più giovani: “Coloro che possono trarre maggior vantaggio dall'IA sono quelli con esperienza lavorativa”, sottolinea, poiché il valore sta nell'identificare problemi e applicare lo strumento in modo strategico.
In questo nuovo contesto, il valore professionale risiederà meno nell'eseguire compiti ripetitivi e più nel formulare buone domande, apportare criterio e combinare l'esperienza umana con la capacità dell'IA. La differenza, secondo Sáez, sarà sia tecnologica che strategica: tra chi integra l'IA nella propria routine e chi la ignora. E questa differenza, avverte, diventerà evidente molto prima di quanto molti si aspettino.
Fonte: lavanguardia.com