Inteligencia Artificial (IA)
Impatto dell'IA sull'occupazione: strategie per proteggere il tuo posto di lavoro dall'automazione
Paloma Firgaira
2026-05-10
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L'Intelligenza Artificiale (IA) avanza a un ritmo vertiginoso, integrandosi nella vita quotidiana e nell'ambiente lavorativo. Da assistenti come ChatGPT o Alexa a funzioni di correzione automatica in applicazioni come WhatsApp, l'IA è già parte essenziale di fabbriche, uffici e studi. Nel contesto lavorativo, gli algoritmi influenzano i processi di selezione, la valutazione delle prestazioni tramite controlli biometrici, l'assegnazione di compiti, le promozioni e persino l'automazione dei licenziamenti.
Durante la giornata "Intelligenza artificiale e il futuro del lavoro", tenutasi al Congresso, la ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, ha sottolineato l'importanza di regolamentare l'uso dell'IA per proteggere l'occupazione, ridurre l'orario di lavoro e aumentare la produttività. Díaz ha insistito sul fatto che gli algoritmi non sono neutrali e devono essere al servizio della maggioranza sociale. Tra le sue proposte spiccano l'estensione della legge rider ad altri settori, la creazione di un'agenzia pubblica di audit algoritmico e il riconoscimento del diritto dei lavoratori a non addestrare sistemi di IA con i propri dati. Inoltre, ha proposto un indicatore europeo di rischio di automazione, misure fiscali per tassare la sostituzione di dipendenti con IA e triplicare gli investimenti nella trasformazione digitale, puntando su un'IA europea, pubblica e auditabile.
José Varela, responsabile di IA e Digitalizzazione di UGT, ha ricordato che esistono già meccanismi legali, come lo Statuto dei Lavoratori e il Regolamento Europeo sull'IA, che obbligano le aziende a informare sull'uso degli algoritmi. Tuttavia, la mancanza di conformità rende queste normative "carta straccia". Le sanzioni attuali, di circa 2.500 euro per violazione, risultano insufficienti per dissuadere le aziende, che spesso preferiscono non essere trasparenti. Inoltre, Varela critica la mancanza di audit efficaci e avverte sui pregiudizi presenti nei sistemi di IA di fornitori esterni, che possono discriminare per genere, razza, età o situazione familiare.
Borja Adsuara, avvocato ed esperto di diritto digitale, segnala l'esistenza dell'Agenzia Spagnola di Supervisione dell'Intelligenza Artificiale (AESIA), sebbene la sua attività sia ancora limitata. Esther Paniagua, analista tecnologica, sostiene la necessità di audit indipendenti condotti da enti specializzati, non necessariamente governativi.
Il primo quadrimestre del 2026 è stato caratterizzato da licenziamenti di massa in multinazionali tecnologiche, bancarie e di consulenza. Secondo Layoffs.fyi, oltre 93.000 lavoratori hanno perso il lavoro a causa di tagli legati all'IA, con casi significativi come Oracle, Amazon, Microsoft e Meta. Varela identifica quattro tipi di giustificazioni per questi licenziamenti: sostituzione diretta con IA, previsione di automazione futura, cambiamenti settoriali e motivi occulti. In Spagna, la facilità e il basso costo del licenziamento sono una preoccupazione centrale per i sindacati, che chiedono maggiori indennità e il ripristino dei diritti lavorativi.
Paniagua sostiene che l'IA non è la responsabile diretta della distruzione di posti di lavoro, ma le decisioni di dirigenti e progettisti di piattaforme. Inoltre, l'IA viene spesso utilizzata come pretesto per giustificare tagli motivati da ragioni economiche. Adsuara propone la necessità di tasse per le aziende che sostituiscono lavoratori con IA e sottolinea l'importanza della formazione in competenze digitali e di IA, così come la riqualificazione lavorativa verso settori in cui la presenza umana è imprescindibile, come le cure e l'assistenza ai cittadini. Varela aggiunge la riduzione dell'orario di lavoro come alternativa ai licenziamenti.
Riguardo a un'IA europea, Paniagua considera non praticabile competere con i grandi modelli commerciali, ma sostiene di investire in sistemi open source, etici e sicuri. Adsuara enfatizza la necessità di regolamentare i modelli esterni all'UE e richiede che le aziende che operano in Europa rispettino le normative locali in materia commerciale, fiscale, lavorativa e ambientale.
Fonte: publico.es