Negocios y Empresas
Un anno dopo l'investitura di Trump: Come sono cambiate le big tech da allora?
Paloma Firgaira
2026-01-20
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Trump non ha bisogno di ricorrere a concetti come la "sovranità tecnologica" in stile europeo, poiché gli Stati Uniti hanno già una capacità tecnologica senza pari. Tuttavia, nella lotta globale per la leadership, un fattore risulta determinante: la Cina rimane la grande fabbrica del mondo, e il presidente cerca di far sì che le principali aziende tecnologiche statunitensi trasferiscano progressivamente la loro produzione nel paese, anche se la competizione sui costi con la Cina continua a essere una sfida quasi insormontabile.
Per favorire giganti come Apple, Google o Microsoft, Trump ha optato per una politica di deregolamentazione, in contrasto con l'Unione Europea, che dà priorità alla protezione della privacy. Inoltre, ha posto l'accento sull'intelligenza artificiale, dove insieme a veterani del settore è emersa OpenAI, responsabile del lancio di ChatGPT nel novembre 2022, catalizzatore della attuale rivoluzione nell'IA.
In questo contesto di massima competizione, spicca Stargate LLC, un'alleanza pubblico-privata che prevede di investire fino a 500 miliardi di dollari in infrastrutture di IA e centri di dati, con la partecipazione di OpenAI, Oracle e SoftBank. Altre iniziative promosse dall'amministrazione Trump includono il programma American AI Exports, orientato a esportare tecnologia di IA nei paesi alleati, e United States Tech Force, focalizzato sull'attrazione di talenti.
Il sostegno imprenditoriale a Trump è notevole, anche se pochi leader tecnologici si esprimono apertamente sulle sue politiche. Elon Musk è stata un'eccezione, assumendo un ruolo di spicco durante i primi mesi del secondo mandato, persino guidando tagli nel settore pubblico. Anche se la relazione è terminata in dissidi, successivamente si è stabilizzata.
Le donazioni alla campagna di Trump riflettono l'impegno del settore: figure come Tim Cook e Sam Altman hanno contribuito personalmente. Cook ha elogiato la strategia governativa per promuovere l'IA, mentre Altman, inizialmente scettico, si è unito dopo il lancio di Stargate e incontri diretti con il presidente.
Meta, da parte sua, ha mostrato il suo sostegno con investimenti negli Stati Uniti e ha nominato presidente Dina Powell, ex consigliera di Trump e figura chiave nell'amministrazione Bush. Al contrario, Sundar Pichai e Jeff Bezos hanno preferito mantenere un profilo basso, partecipando a riunioni ma evitando posizioni pubbliche, una decisione comprensibile data la polarizzazione che genera Trump e le sue recenti azioni internazionali.
Microsoft rappresenta una posizione intermedia: il suo presidente, Brad Smith, è intervenuto in dibattiti che altri evitano, facendo pressione sul governo per accelerare la cooperazione di fronte all'avanzata cinese nell'IA e avvertendo sull'impatto della politica estera sul business tecnologico. Trump, da parte sua, ha mostrato il suo disappunto nei confronti della presidente degli affari globali di Microsoft, Lisa Monaco, arrivando a suggerire la sua destituzione. Smith, infatti, non era presente nella foto ufficiale del 20 gennaio 2025.
Nei prossimi mesi, due forze opposte segneranno la relazione tra le grandi aziende tecnologiche e Trump: da un lato, la pressione della Cina, con aziende come Alibaba, Tencent, Baidu e nuovi attori come DeepSeek e Moonshot AI, che costringe le big tech a collaborare con il governo statunitense; dall'altro, la figura polarizzante di Trump, che rende difficile giustificare pubblicamente qualsiasi avvicinamento. Così, compagnie come Meta, Google, Amazon, Apple, Microsoft e OpenAI dovranno bilanciare i loro interessi economici con la gestione della loro immagine di fronte a un'opinione pubblica sempre più divisa.